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Tag: osteria di Santi

Ricordi di nonna, anzi bisnonna !

Mia nonna, anzi la mia bisnonna, era nata nel 1890 e quella data mi aveva sempre fatto un certo effetto. Aveva visto la morte di Verdi, l’assassino di Re Umberto, due guerre mondiali, la Belle Epoque, la nascita del fascismo e la sua caduta, il primo ed il secondo dopoguerra e tutta l’evoluzione tecnico e scientifica del ventesimo secolo. Per un bambino come me, affascinato dalla storia contemporanea, era un piacere ascoltare dalla sua voce avvenimenti che lei aveva vissuto in prima persona. Mio nonno, anzi il mio bisnonno, era addirittura del 1880, ma essendo morto nel 1964 ho ricordi molto confusi di lui. Una vita dura quella di mia nonna, come per tante donne in quegli anni, originaria della Romagna, aveva seguito suo figlio frate (mio zio padre Teofilo) nel suo peregrinare nei conventi del Nord Italia, prima Lugo di Romagna, poi Genova, con i primi bombardamenti dal mare e quando mio zio fu trasferito nel Convento di Cortemaggiore, uno sconosciuto, almeno per i miei nonni,  paesino della Pianura Padana ancora lontano da diventare Supercortemaggiore, aveva preferito tornare nei suoi luoghi di origine, sulle colline sopra Rimini. Ma nei primi mesi del 1945, con la linea Gotica che scatenava la sua furia proprio sulla Romagna, aveva intrapreso a piedi con un carretto trascinato da mio nonno e con sopra mia madre bambina e mia zia Teresina, l’ennesimo viaggio della speranza, questa volta verso Cortemaggiore, avendo saputo da mio zio frate che in quelle zone la guerra aveva picchiato meno. Un viaggio durato settimane, attraversando tutta la Via Emilia, sotto ai continui bombardamenti e ai tanti pericoli di quel periodo buio. Non mi sarei mai stancato di ascoltare da mia nonna o da mia zia la storia di quel viaggio che per un bambino come me, e non solo, aveva il sapore di un’avventura ai confini della realtà. E così una perfetta “adzora” romagnola si era trovata catapultata nel centro della Pianura Padana. Nella stessa Regione di partenza ma con differenze non certo trascurabili per lei. Niente mare, niente dolci colline dell’ entroterra, ma solo una piatta distesa di campi, intervallati da torrenti e canali di irrigazione. E la nebbia, fino a quei tempi per lei sconosciuta…Ma il problema maggiore almeno agli inizi era stata sicuramente la cucina. Quante piadine ho mangiato da bambino, purtroppo quasi sempre con la verdura…Poi piano piano l’integrazione in questa nuova realtà che andava di pari passo con l’espansione del paese dopo la scoperta del petrolio. Mio nonno aveva imparato a menadito  la strada che portava all’ Osteria di Santi, il Convento dei frati era per noi un importante punto di riferimento visto che mio zio era il responsabile del Collegio francescano e mia nonna aveva anche iniziato a cucinare i tortelli di erbetta e gli anolini (purtroppo ai pisarei e ai chisolini non ci siamo arrivati…). Il tipico accento romagnolo non lo aveva perso naturalmente, ma si sentiva ormai una vera magiostrina tanto che alla sua morte non volle tornare in Romagna accanto ai suoi genitori e alle sue sorelle,  ma riposare nel cimitero di quel  paese che le aveva offerto una nuova opportunità di vita.

Mario Cavalli

Nella foto la mia bisnonna con accanto mio zio Padre Teofilo e mia nonna, purtroppo mai conosciuta perché morta nel 1940 poco dopo la nascita di mia madre.