Adalberto Pallavicino
Adalberto
Ubertino Pallavicino
Ubertino
Oberto primo
Oberto I°
Oberto terzo il grande
Oberto III° il grande
Manfredino Pallavicino
Manfredino
Oberto IV Pallavicino
Oberto IV
Nicolò Pallavicino
Nicolò Pallavicino
Rolando Pallavicino il magnifico
Rolando il magnifico

Verso la fine del 10° secolo, nel nord Italia si andarono affermando le grandi famiglie Marchionali, tra cui spiccava la famiglia Obertenga, composta da tre rami principali: i Malaspina, i Pallavicino e gli Estensi.   Il territorio della  marca Pallavicina che si trovava al confine delle provincie di Parma, Piacenza e Cremona, piaceva molto ad Adalberto, marchese e conte di palazzo, nonchè capostipite della famiglia Pallavicino, tanto che nel 960, sceso in Italia al comando delle cavallerie di Ottone, decise di fermarvisi e di acquistare delle terre e ,nel 1002, di fondare l'abbazia di Vigolo Marchesi. Ad Adalberto, che morì nel 1007, successe il figlio, dello stesso nome, che fondò il monastero di Castione Marchesi sito nelle vicinanze  di Fidenza e nel 1034 dopo la sua morte subentrò il figlio Ubertino. E' andata perduta, ma più volte citata, l'investitura di Ottone ad Adalberto Pallavicino, investitura di "mero et mixto imperio" su quelle terre (l'antico Comitato Aucense) che daranno vita allo Stato Pallavicino; secondo gli annalisti rinascimentali era identica a quella concessa nel 1162 (o 1182) da Federico Barbarossa ad Oberto II Pallavicino e nella quale è citato espressamente il nome di Cortemaggiore (definito "Castrum"ovvero città fortificata).

Il figlio di Ubertino, Oberto I era molto caro all'imperatore Enrico IV, essendo primo cugino dell'antipapa Clemente III,che nel 1057 incoronò Enrico imperatore;nel 1087 egli si divise dai fratelli e tenne per sè, oltre a numerose altre terre, Cortemaggiore. Nel 1162 (o 1182) come già detto, Federico  Barbarossa confermò ad  Oberto II, nipote del primo Oberto, l'investitura imperiale delle terre di cui faceva parte la "Dongula Curiae maioris". Il toponimo"dongula ha la stessa radice del francese donjon=mastio, e quindi significa fortezza: Ed è di questa "Dongula" che nel 1249 venne investito da Federico II, Oberto III detto "il grande", certamente il più controverso ed importante personaggio della famiglia Pallavicino. Oberto III ereditò in giovane età i vasti possedimenti paterni "a cavallo dell'Arda:lo stato dell'Aucia, il futuro stato "Pallavicino" (Celestino   Coppellotti- Appunti di storia militare) e come base delle sue conquiste, nel cuore di questo territorio, a Cortemaggiore, ha la sua "dongula", la sua fortezza Salimbene de Adam da Parma, l'unico cronista del 1300 in Emilia scrive infatti, "castello aveva murato nel bosco tra le paludi al confine delle tre città e pensava che nessuno al mondo potesse prenderlo". Fu un condottiero spregiudicato ed abilissimo tanto da riuscire ad imporre la sua signoria su Piacenza, Cremona, Brescia, Pavia, Parma e Milano, ma fu anche uomo di assai pochi scrupoli:sapendo che "la compagnia dei flagellanti"intendeva dirigersi da Parma a Cremona, fece erigere lungo la strada che conduceva al suo castello, un'impressionante numero di forche, oltre 600, che fecero desistere i "flagellanti "dal viaggio. Nel 1262, con l'arrivo di Carlo d'Angiò e la sconfitta di Corradino di Svevia,  tramontò definitivamente la fortuna di Oberto III, che venne cacciato dai suoi territori e vide completamente raso al suolo il suo castello; egli fu costretto a rifugiarsi nella rocca di Gusaleggio, nella montagna parmense, dove alla sua morte, nel 1269 venne inumato in un "sepolcro vile, sconsacrato, indegno di tanto uomo" (Festasio, op. cit.). 

Manfredino, figlio ed unico erede delle spente fortune di Oberto, si ritrovò con un patrimonio molto scarso, ridotto praticamente ,oltre al castello di Gusaleggio, alla sola Busseto e poche territori vicini; morì nel 1328 lasciando erede il figlio dodicenne Oberto IV, magnanimo e colto che divenne amico di Luchino  Visconti (impadronitosi di Parma) e, dopo averlo aiutato in una battaglia contro Perugia, si recò alla corte di Carlo IV, calato in Italia nel 1355, e ne ebbe investitura di tutte le terre ereditate dal padre. Gli successe il figlio Nicolò, simile nel carattere al terribile bisnonno Oberto III, che  iniziò il suo regno sullo "Stato Pallavicino", con due omicidi politici:dapprima fece assassinare lo zio Giacomo,signore di Bargone, quindi il castellano che ne occupava il feudo in nome di Barnabò Galeazzo, del quale quasi contemporaneamente, si sbarazzò il nipote Gian Galeazzo. Quest'ultimo, inevitabilmente legò subito col Pallavicino tanto da    provvedere. oltre a sgravare dalle tasse i cittadini delle terre del marchese, ad inviare a Busseto, Bertolino Vitali, grande giurista che contribuirà molto all'ammodernamento dell'amministrazione cittadina. Il 25 Marzo 1395, Nicolò Pallavicino vide riconfermate le sue investiture da Venceslao, Rimase sempre legato ai Visconti, tanto da seguirli in una guerra contro Pisa e da farsi, in seguito alla sconfitta, imprigionare: raggiunta la pace, fu liberato e tornò nel suo Stato, dove, nel castello di Tabiano, venne avvelenato dai servi nel 1401.

Unico erede di Nicolò fu Rolando che, orfano a solo otto anni, venne allevato dal duca di Milano e protetto da Egidio Ripari, suo tutore,dai tentativi di omicidio perpetrati nei suoi confronti dai Rossi di Cremona e da altri guelfi. Rolando dimostrò però ben presto la sua spregiudicatezza ed abilità riuscendo a ricostruire le fortune della sua famiglia ed  a riacquistare Cortemaggiore;nel 1437 il "Magnifico",così era chiamato, conquistò Soragna, Fontanellato e S.Secondo e nel 1441,come già detto, riacquistò dal duca di Milano Cortemaggiore, uscita dai domini Pallavicino con la disfatta di Oberto III.  Il 25 luglio del 1453, Rolando il Magnifico nominò eredi dei territori di Busseto, Cortemaggiore e Bargone "pro indiviso"i figli Giovanni Lodovico e Giovanni Genesio, secondo la legge longobarda. La convivenza nella rocca di Busseto fra i due fratelli risultò subito impossibile ed i continui dissidi portarono fatalmente alla decadenza dello stato;nel 1478  il duca di Milano venne chiamato a dirimere la questione e, con un "lodo" di Cicco Simonetta, primo ministro del Duca, divise il territorio dello stato fra i due, assegnando Busseto e relative pertinenze a Giovanni Genesio e Cortemaggiore e Bargone a Giovanni Lodovico. Il ricorso al duca di Milano, fu un evento che fece decadere la "Marca Pallavicina" da feudo imperiale a feudo ducale e segnò, inevitabilmente le sorti della famiglia Pallavicino. Il 9 settembre 1479 Giovanni Lodovico con la moglie Anastasia Torelli, il figlio Rolando, la nuora Caterina Landi e cinque famiglie nobili (Mari, Carminati, Pavia, Passeri e Ferrarini) lasciò Busseto alla volta di Cortemaggiore, dove fonderà la sua nuova capitale. Il duca di Milano inviò il suo architetto militare Maffeo del Carretto da Como per disegnare e progettare la nuova città, il Castello, il palazzo residenziale e le fortificazioni; Maffeo disegnò la nuova capitale dello Stato Pallavicino come una grande scacchiera, ai lati dell'antica via romana, che come"Cardo Maximus" diventerà quasi un'estensione della Piazza centrale, con una larghezza veramente inusuale per l'epoca (da 12 a 18 metri) e decisamente maestosa per una città di piccole dimensioni.Contemporaneamente alla nuova città, il Marchese Giovanni Lodovico fece costruire un castello e, poco lontano, il Palazzo residenziale, che pur avendo esternamente le sembianze di una fortezza, era quella che Enrichetta d'Este descrisse a Carlo Goldoni in visita a Cortemaggiore nel 1762 come "Sua Casa di delizie". 

Giovanni Lodovico morì di febbre il 7 luglio 1481 , un anno dopo l'inizio della sua grandiosa impresa, lasciando come erede universale il figlio Rolando II Pallavicino, che poi diverrà il maggior artefice della Cortemaggiore rinascimentale. Egli dettò le "Reformationes et Additiones"agli "Statuta Pallavicinia" che ebbero effetto ben oltre lo stato di Cortemaggiore, acquistò Fiorenzuola come bene allodiale nel 1494, nel 1503 fece impiantare nel suo palazzo una stamperia diretta da Benedetto Dulcibello da Carpi, da cui uscirono tra l'altro le opere di Nicolò Cusano. Nel 1495 Rolando II fondò la "Casa della Misericordia", terminò la costruzione della città, delle tre porte da cui vi si accedeva, inziò ed ultimò la costruzione della Chiesa e del convento dei Frati Francescani iniziò la grandiosa fabbrica della Collegiata, fece erigere lo splendido mausoleo marmoreo  dei suoi genitori e terminò la costruzione del Palazzo residenziale. Fu lo stesso Rolando II a dare alla città il poetico nome di Castel Lauro e ad unirvi una"impresa"(tipica espressione rinscimentale:un'immagine unita ad un motto, legata ad un fatto o avvenimento memorabile) con un albero di lauro, un putto tra i rami, un bel sole a rischiarare l'impresa ed una fascia col motto: "Nil sanctius quam recta fides cum sororibus associata". Morto il 9 novembre 1509, gli successe il figlio Giovanni Lodovico II che si dedicò prevalentemente  alla soluzione di problemi religiosi dello stato;durante il suo regno iniziarono i guai per i Pallavicino, infatti Odetto di Foix, signore di Lautrec, posto al governo di Milano da Francesco I,tentò immediatamente di conquistare il dominio del ducato del piccolo stato Pallavicino. Nel maggio del 1521 Odetto di Foix riuscì ad occupare Busseto, facendo rapire e decapitare a Milano il marchese Cristoforo Pallavicino,e ad uccidere anche Manfredo, fratello del marchese di Cortemaggiore, sceso dalla Svizzera per vendicarsi; tanta crudeltà mosse Giovanni Lodovico II a recarsi a Parigi da Francesco per chiedere giustizia. Il re, che era stato ospitato a Cortemaggiore qualche anno prima, gli promise di punire e rimuovere Odetto (cosa che poi si guardò bene dal fare) e gli donò in segno di amicizia la reliquia della Santa Spina che ancor oggi si venera nella Colleggiata di Cortemaggiore.(vedi Colleggiata).

Giovanni Lodovico Ii morì il 13 Settembre 1527 e , non avendo figli maschi, lasciò erede il nipote Gerolamo, che sposò Camilla dei Rossi di San Secondo.L'epoca di Gerolamo iniziò sotto i migliori auspici; egli riuscì infatti ad ospitare una numerosa comunità ebraica, chiamò ad affrescare la cappella gentilizia il grande pittore Giovanni Antonio Sacchi detto il Pordenone, che dipingerà nel contempo una "Deposizione" per la chiesa francescana ed una "Pietà" per la Colleggiata., ed istituì il Monte di Pietà (per contrastare l'usura praticata dagli Ebrei). Purtroppo però, il duca Pierluigi Farnese, riprendendo le brame di Odetto, desiderava entrare in possesso dello stato Pallavicino, e per indurre Gerolamo a rinunciare ai suoi diritti sullo Stato, fece rapire la moglie Camilla di S. Secondo. Il Pallavicino, per nulla demoralizzato, insieme al cugino Alessandro di Busseto, a Giovanni Anguissola, Gianluigi Confalonieri ed Agostino Landi, ordì una congiura contro il Farnese, e lo uccise defenestrandolo dal palazzo ducale di Piacenza il 10 Settembre 1547. Liberata la moglie, accompagnò Ferrante Gonzaga, che entrò a Piacenza a nome dell'Imperatore. Gerolamo morì il 10 gennaio 1557.

A Gerolamo successe il cugino Sforza Pallavicino, ultimo Marchese di Cortemaggiore e di tutto lo Stato Pallavicino. Sforza Pallavicino, sposo di Giulia Farnese, fu un autentico condottiero, combattè per l'impero Germanico contro Pietro Strozzi, si distinse in Ungheria ed in Transilvania contro i Turchi, e esperto militare, scrisse alcuni trattati sulle fortificazioni, ora conservati a Parigi. Sotto il dominio di Sforza Pallavicino, essendo morto senza eredi il Marchese di Busseto, si riunificò l'antico Stato Pallavicino di Rolando il Magnifico e Cortemaggiore visse il suo periodo di massima floridezza, divenendo capitale di un territorio molto vasto comprendente Monticelli, Busseto, Fidenza, Frescarolo, Roncole, Samboseto, Sant'Andrea, Vidalenzo, San Rocco, Castelvetro, Salsomaggiore, Bargone, Costamezzana, Villanova, Soarza, Bessenzone, Castel d'Arda, Bersano e Fiorenzuola. Nel 1584 Sforza Pallavicino promulgò nuovi "Capitoli" degli "Statuta Pallavicinia e, grazie al cognome della moglie che lo preservava dall'ambizione dei duchi di Parma e Piacenza, riuscì anche ad interessarsi dei sudditi e dell'abbellimento del palazzo di Cortemaggiore. Sforza Pallavicino morì a Salò il 5 febbraio1585 e venno sepolto, unico dei Marchesi di Cortemaggiore, nella Collegiata, anzichè nella cappella gentilizia della Chiesa francescana; la sua armatura è considerata una delle più belle del '500 ed è custodita all' Hermitage di San Pietroburgo.

Lo stato passò ad Alessandro Pallavicino di Zibello, dato  che Sforza non ebbe eredi diretti, contro cui si scatenarono le brame di possesso dei Duchi Farnese; Ranuccio I "manu militari", occupò il Castello di Cortemaggiore, prese prigioniero Alessandro finchè questi non rinunciò a tutti i suoi beni. Ebbe così termine la splendida stagione del piccolo Stato Pallavicino e di Cortemaggiore capitale.I Duchi Farnese, nonostante tutto, tenevano spesso la Corte nel Palazzo di Cortemaggiore, dove si rifugiarono nel 1630 per sfuggire alla peste e dove nacque Ranuccio II Farnese.

Oltre alle istituzioni amministrative e civili a Cortemaggiore fiorirono diverse ed importanti istituzioni religiose: le Confraternite. La più antica è quella dello Spirito Santo, che nacque nel 1432 e che ebbe sede dal 1576 nell'Oratorio di San Giuseppe, quindi la Confraternita dell SS.Sacramento, che edificò l'Oratorio di San Giovanni nel 1625., la Confraternita della SS. Trinità o del Riscatto degli Schiavi, con sede nell'Oratorio di Santa Maria delle Grazie fuori le mura (la Madonnina) eretto nel 1661 e la Confraternita del Santo Rosario con sede nell'omonima cappella della . Delle Confraternite restano custodite in Colleggiata le divise e gli stendardi e, nell'archivio parrocchiale, gli Stauti ed i libri dei Convocati.



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