Personaggi

Don Luigi ad San Martèn

Spero che Don Luigi mi perdoni il tono confidenziale, credo di non sminuirne la dignità, perché ispira amicizia e famigliarità. Al suo arrivo a San Martino, era il 1956, s’immerse immediatamente, con gioia e speranza, fra le persone che Dio gli aveva dato in cura, con l’unica volontà di essere il pastore che doveva amare la sua gente più della sua stessa vita. Don Luigi veniva dall’altra, fisicamente dalle montagne di Borgotaro, spiritualmente dalla Grazia di Dio. Da allora sono passati 60 anni di intensa vita pastorale costellata di rose che sicuramente avranno avuto anche qualche spina, ma mai tanto pungenti da non permettergli di coronare il suo 60° anniversario di Parroco attorniato dalla sua gente in festa per manifestargli la loro grande gratitudine e il loro affetto. Ha saputo farsi amare anche da persone che venivano da altre Parrocchie per ascoltare le sue semplici omelie. Mi pare che il suo segreto sia quello di aver capito molto bene che la gente ha bisogno di speranze, non di giudizi, ha sete delle parola di Dio e della sua inesauribile misericordia e non di sermoni altisonanti, ed è proprio per questo che Don Luigi ha sempre lasciato parlare Gesù…

Il suo sogno era di creare una grande famiglia di famiglie che potesse vivere in pace e solidarietà e il compimento di questo suo sogno lo si può costatare anche dalle feste che i suoi parrocchiani preparano e gestiscono ogni anno facendone, miracolo dello spirito unitario, anche un grande successo di pubblico. La scritta “Don Luigi uno di noi”, che appare su di uno dei tanti tabelloni che erano esposti alla festa, è emblematica per raccontarci della sua esperienza di Parroco e di quanto e come sia stato profondamente accolto e rispettato dalla sua gente. Forse è accaduto perché Son Luigi è stato solo e nient’ altro che un Prete e un Parroco fedele alla sua gente e alla sua “promessa per sempre” che fece a Dio quando, poco più che ragazzo, rispose con il suo umile “Eccomi” in sintonia con quello molto più antico di Maria, indubbiamente legata alla “Madonna della Guardia”, sotto le cui ali ha vissuto la sua vocazione.

Gianni Marieschi

(Tratto da “Voci Magiostrine” autunno 2016)

Marco Gandolfini è “Buono come il pane”

Il termine “Buono”, per i cristiani, è riferibile solo a Dio. E’ Lui il Buono per eccellenza, ma il buono c’entra anche con Marco. Da noi, quando una persona è mite, generosa e umile, si dice che è “buono come il pane” e più di così non si può essere buoni. Marco è uno di questi perché, oltre ad essere sempre stato disponibile per chiunque gli chiedesse aiuto, ha donato gratuitamente del suo tempo e delle sue notevoli capacità tecnologiche e organizzative, per due mandati, come Presidente della nostra Pubblica Assistenza. Per queste motivazioni gli è stato riconosciuto il Premio “Stefania Rossi” promosso dall’A.C. piacentina e dalla fam. Rossi per premiare chi si sia distinto per generosa e gratuita dedizione agli altri. In quell’occasione, nell’accettare il premio, ha fatto dichiarazioni semplici e scarne che hanno illuminato meglio la sua dimensione umana. “Tutto mi è stato possibile grazie al sostegno e all’amore della mia famiglia, alla vita nella mia comunità, ai collaboratori in Pubblica e agli aiuti dei tanti amici.” Tutto qui. Per sé non ha accampato meriti speciali perché si ritiene uno dei tanti che hanno operato insieme. Per sé tiene solo la sua umiltà e la sua fede nel Dio dell’Amore che ci ricorda che quel pane buono riferito a Marco non è solo un impasto di farina e acqua per sfamare il corpo, ma ha dentro uno Spirito speciale che ci ricorda quel Pane impastato d’Amore che Gesù Cristo ha spezzato per darne a tutti in dopo perenne. Marco come ogni buon discepolo, è proprio “Buono come il Pane” di duemila anni fa…

Gianni Marieschi

( tratto da Voci Magiostrine )